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‘ndrangheta

08 set

Scheda
Direzione Centrale della Polizia Criminale -
DATI ANAGRAFICI
Cognome CONDELLO Nome DOMENICO
Nato il 4/11/1956 a Archi (RC)
Ricercato per è ricercato dal 1993, per omicidio, associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, rapina, armi, ed altro;Deve espiare la pena dell’ ergastolo;Il 20.02.1993 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

 

I 30 latitanti più pericolosi d’Italia: Attilio Cubeddu

pubblicato: sabato 15 maggio 2010 da Renato Marino

Non ha mai fatto parte di organizzazioni di tipo mafioso in senso stretto, ma è comunque inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Parliamo di Attilio Cubeddu, classe 1947, esponente storico dell’anonima sequestri sarda, noto alle cronache soprattutto per il sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini.

Originario di Arzana (nella provincia dell’Ogliastra) Cubeddu sparì nel nulla nel 1997. Da allora è uccel di bosco per la giustizia, ma non si esclude nemmeno che possa essere morto. Dopo aver preso parte tra il 1981 e il 1983 ai sequestri Rangoni Macchiavelli, Bauer e Peruzzi tra Emilia-Romagna e Toscana “il lupo solitario” si diede alla latitanza.

Nel 1984 venne però arrestato a Riccione e condannato a 30 anni di carcere. Grazie ad una condotta modello il bandito riuscì a farsi concedere numerosi permessi premio finché nel 1997, durante uno di questi, fece perdere le proprie tracce non ritornando nel carcere di Badu ‘e Carros (Nuoro). Qualche mese dopo e precisamente 17 giugno 1997 a Manerbio (Brescia), venne sequestrato Soffiantini.

Arrestato il latitante Giuseppe de Stefano

pubblicato: mercoledì 10 dicembre 2008 da Francesco

Latitante da 15 anni, è stato catturato oggi pomeriggio il boss della ndrangheta Giuseppe de Stefano, che deve scontare ancora una condanna definitiva a 18 anni e affrontare una sentenza di primo grado che lo ha condannato a 30 anni. Inserito nella lista dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, dice Il Tempo:

Giuseppe De Stefano e’ figlio di Paolo, il capo della ndrangheta reggina assassinato il 10 ottobre 1985. Quell’uccisione fu la causa scatenante della seconda guerra tra cosche che provoco’ oltre mille morti ammazzati. De Stefano si nascondeva in un’abitazione del rione Eremo, nella zona collinare di Reggio Calabria.

Il Capo della Mobile di Reggio, riporta Tele Reggio, ha detto in conferenza stampa:

Abbiamo seguito per tanto tempo un sorvegliato speciale suo fiancheggiatore che abbiamo arrestato. Si tratta di Giovanni Tavella, uno dei fedelissimi del boss latitante. Egli stesso abitava nello stabile dove abbiamo catturato De Stefano, al quarto piano. De Stefano invece, in compagnia della moglie e dei due figli, lo abbiamo individuato al sesto piano quando siamo riusciti a capire che in quell’appartamento vi erano certamente dei bambini. Giuseppe De Stefano infatti, nelle festività principali e durante i periodi estivi era solito ricongiungersi alla propria famiglia. Quando ha capito che lo avevamo raggiunto, ci ha aperto la porta, non ha fatto alcuna resistenza e ci ha riferito che non era in possesso di armi. Probabilmente – ha concluso Renato Cortese – Giuseppe De Stefano in queste ultime settimane aveva deciso di rimanere stabilmente nel suo territorio, forse a causa di alcune lotte intestine che si sarebbero verificate all’interno della sua cosca di appartenenza”.

Giuseppe è fratello di Carmine, anche lui all’epoca nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’ Italia. Il Corriere diceva nel 2001:

Nonostante la giovane età, Carmine De Stefano, sposato con la figlia del boss Coco Trovato, ereditò lo scettro del comando dopo la morte del padre, Paolo De Stefano, incontrastato boss di Reggio Calabria, assassinato da Pasquale Condello, ancora oggi latitante, durante la guerra di mafia che dall’ 85 al ‘ 92 vide contrapposti a Reggio Calabria il gruppo dei De Stefano e quello di Imerti (più di mille i morti). Assieme al fratello Giuseppe, di un anno più piccolo, Carmine De Stefano regge le fila dell’ organizzazione che ha in mano la città dello Stretto.

Se non prendo lucciole per lanterne, si tratta della stessa famiglia de Stefano che Indymedia cita in un breve pezzo del Quotidiano sui rapporti tra criminalità organizzata, P2 ed eversione nera:

Dal 1993 in poi la collaborazione di numerosi pentiti consentì di ricostruire i contatti intercorsi nel 1970 ad Archi tra i potentissimi De Stefano e il principe Borghese o la copertura offerta a Franco Freda da alcuni esponenti di spicco della ‘ndrangheta reggina. I segreti di certi incontri si disse che erano custoditi tra le mura di palazzo Zerbi a Reggio Calabria.

PATRIZIO BOSTI

Patrizio Bosti (emmeviphoto)

Nel suo passato è stato uno dei più feroci killer e capo indiscusso dei magliari di . Un genio e un signore, secondo gli investigatori, questo il profilo di uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, arrestato all’ora di pranzo in un ristorante di Barcellona. L’uomo era seduto ad un tavolo in compagnia di alcune persone quando i gendarmi spagnoli gli hanno chiesto il documento. Bosti ha presentato un documento con false generalità, intestato a Giovanni Daniele, poi, quando ha visto che alle spalle dei militari iberici c’erano alcuni uomini della caserma Pastrengo, si è arreso. Negli anni 80 è salito nella scala gerarchica della grazie al matrimonio con Rita Aieta, diventando parente dei boss Francesco Mallardo e Edoardo . In quel periodo diventa reggente dell’ prendendo in gestione anche la zona di grazie alla sua amicizia con Celeste Giugliano. E’ stato stanato grazie al ritrovamento del libro nero del clan scoperto a Varcaturo dopo l’arresto di Giovanni Sarracino, contabile del gruppo malavitoso. Bosti aveva nel suo libro paga centinaia di affiliati e versava 120mila euro di stipendio ogni mese. Quando i carabinieri lo hanno arrestato aveva al polso un Rolex da 85mila euro e in tasca 24 mila euro in banconote da 500. Bosti era ricercato per il duplice omicidio dei fratelli Antonio e Gennaro Giglio, uccisi nella guerra contro i Giugliano di . Per questo reato deve scontare un condanna non ancora definitiva di 23 anni.

 di_lauro_marco
DATI ANAGRAFICI
Cognome DI LAURO Nome MARCO
Nato il 16/06/1980 a  Napoli (NA)
Ricercato per

  •  è ricercato dal 2005, per associazione di tipo mafioso  ed altro;
  • il 17.11.2006 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

 

Giovanni Nicchi è stato arrestato

Giovanni Nicchi

Giovanni Nicchi, uno dei latitanti di mafia più pericolosi, è stato arrestato a Palermo in via F. Juvara.

AGGIORNAMENTO n.1: arrestato anche il boss dell’Arenella Gaetano Fidanzati a Milano.

AGGIORNAMENTO n.2: il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha commentato: «La cattura di Gianni Nicchi, ultimo grande latitante palermitano ancora libero, è un grandissimo successo che testimonia l’incessante impegno delle forze dell’ordine. Ora puntiamo al boss trapanese Matteo Messina Denaro. [...] Nella lista dei trenta latitanti più pericolosi, se continuiamo così, non resterà più nessuno».

AGGIORNAMENTO n.3: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato: «Due colpi straordinari».

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha dichiarato: «Manca solo Messina Denaro. Sono risultati che fanno giustizia delle farneticazioni di questi giorni e trovo offensivo che qualcono parli di arresti a orologeria».

Scheda
  pelle_antonio_arresto
DATI ANAGRAFICI
Cognome PELLE Nome ANTONIO
Nato il 01/03/1932 a San Luca (RC)
Ricercato per
  •   è ricercato dal 2000 per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico Internazionale di armi, sostanze stupefacenti ed altro.
  • il 18.09.2007 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

 

 

Camorra: arrestato il latitante Salvatore Russo

il latitante catturato Salvatore RussoÈ stato arrestato sabato dalla polizia il latitante Salvatore Russo, capo dell’omonimo clan camorristico. È stato catturato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Napoli in una casa di campagna a Somma Vesuviana, località alle pendici del Vesuvio.

Salvatore Russo quando si è accorto dell’arrivo della polizia, si è rifugiato all’interno di un cunicolo collegato alla villetta, ma il tentativo di sfuggire all’arresto non è riuscito.Gli uomini della polizia ispezionando la casa si sono resi conto che dietro un muro poteva esserci un nascondiglio. Infatti sfondando una parete hanno trovato una botola che consentiva l’accesso al cunicolo. Salvatore Russo anche se armato non ha avuto modo di opporsi alla cattura: il boss era in possesso di tre pistole e di un fucile con relative munizioni.

L’uomo, inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, era ricercato dal 1995 perché condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa.

Salvatore Russo insieme al fratello Pasquale erano a capo della “nuova famiglia” della camorra che negli anni novanta era in lotta con la “nuova camorra” di Raffaele Cutolo.

La polizia ha arrestato anche Luigi Perna il proprietario della villetta nella quale si nascondeva il latitante.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha dichiarato che la cattura del latitante “è un grande successo delle forze dell’ordine e della Squadra mobile. Ho fatto i complimenti al questore di Napoli e ho parlato con il capo della Polizia e con il procuratore di Napoli”. Questa e’ “una giornata da incorniciare, una delle tante giornate da incorniciare negli ultimi mesi.
Stiamo realizzando dei successi straordinari contro la mafia e contro la Camorra. Non ci fermeremo continueremo in questa direzione perché vogliamo vincere la guerra contro ogni forma di criminalità organizzata”.

 

 Preso anche il figlio del boss Giuseppe «U Tiradrittu» MorabitO

Duro colpo alla ‘ndrangheta,
preso il boss Giovanni Tegano

Latitante dal 1993, il 70enne era tra i trenta più ricercati d’Italia. Le congratulazioni di Maroni

  . Preso anche il figlio del boss Giuseppe «U Tiradrittu» MorabitO

Duro colpo alla ‘ndrangheta,
preso il boss Giovanni Tegano

Latitante dal 1993, il 70enne era tra i trenta più ricercati d’Italia. Le congratulazioni di Maroni

 MELITO PORTO SALVO (Reggio Calabria) – Il boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano, è stato arrestato lunedì sera dagli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria, era ricercato dal 1993. Tegano deve scontare la pena dell’ergastolo per un omicidio ma è destinatario anche di numerosi provvedimenti restrittivi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di armi ed altri reati. Il 13 luglio del 1995 erano state diramate le ricerche in campo internazionale. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni si è congratulato con gli investigatori che hanno assestato questo duro colpo alla criminalità organizzata. 

‘ARRESTO – Tegano, 70 anni, è ritenuto dagli investigatori un boss di «alto spessore della ‘ndrangheta». Gli agenti hanno fatto irruzione in una abitazione in località Perretti di Reggio Calabria dove hanno sorpreso Tegano in compagnia di altre persone. Al momento dell’irruzione il boss e le altre persone non hanno opposto resistenza e sono stati tutti arrestati. Subito dopo l’arresto a Tegano sono stati notificati una serie di provvedimenti restrittivi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di armi ed altri reati.


PRESO ROCCO MORABITO – In precedenza le forze dell’ordine avevano arrestato anche Rocco Morabito, figlio del boss Giuseppe detto «U tiradrittu». Moorabito era stagto catturato a Melito Porto Salvo dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria. Morabito, 50 anni, era stato individuato mentre era in auto e stava andando a trovare la sorella. Quando i carabinieri lo hanno fermato non ha opposto resistenza. Nei giorni scorsi nei confronti di Rocco Morabito era stato emesso dalla Dda di Reggio Calabria un provvedimento di fermo nell’ambito dell’operazione Reale, nella quale è emerso lo stretto collegamento tra le cosche di San Luca e Africo e di Reggio Calabria per la gestione di una vasta serie di attività illecite, con la costituzione, tra l’altro, di una «cupola» provinciale cui erano affidate le decisioni sulla definizione degli organigrammi dei singoli gruppi criminali. Morabito era già irreperibile da alcuni anni.

Redazione online
26 aprile 2010

   

Approfondimento

Direzione Centrale della Polizia Criminale – “Programma Speciale di Ricerca” – VARANO MICHELE ANTONIO

 

Scheda
Foto del ricercato Varano Michele
DATI ANAGRAFICI
Cognome VARANO Nome MICHELE ANTONIO
Nato il 13/07/1951 a Centrache (CZ)
Ricercato per è ricercato dal 2000 per associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere, contrabbando di tabacchi lavorati esteri, ed altri gravi reati finanziari ed economici.    L’11.04.2000   sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

 http://www.youtube.com/watch?v=0yBz8BmTXRc

ELENCO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA’ FACENTI PARTE
DEL “PROGRAMMA SPECIALE DI RICERCA” SELEZIONATI DAL
GRUPPO INTEGRATO INTERFORZE (G.I.I.R.L.)
L’iniziativa è volta a stimolare lo spirito di collaborazione della collettività
con le Forze di Polizia nel settore della ricerca di pericolosi malviventi.

Badalamenti Vito
BADALAMENTI VITO
  
 varano_michele_piccola  
VARANO
MICHELE ANTONIO
 
Condello Domenico
CONDELLO DOMENICO
   
   Arena_Giovanni_(small)_31_ott_2008 
ARENA GIOVANNI
    matrone_small MATRONE FRANCESCO
CUBEDDU ATTILIO
    
       Giorgi GiuseppeGIORGI GIUSEPPE  Iovine Antonio IOVINE
ANTONIO
    
Di Lauro Marco
DI LAURO MARCO 

MESSINA DENARO MATTEO
 
MESSINA GERLANDINO
   
Pelle Sebastiano
PELLE SEBASTIANO
Motisi GiovanniMOTISI GIOVANNI       

SCOTTI PASQUALE
 ZAGARIA MICHELE caterino_mario_small CATERINO MARIO    
 
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Pubblicato da su settembre 8, 2010 in CRONACA

 

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