PARLAMENTO EUROPEO E DIRITTI DEGLI ANIMALI: LA RISPOSTA DI ELISABETTA GARDINI

 un sentito ringraziamento all’ Onorevole Elisabetta Gardini , che ha trovato il tempo e l’ interesse per rispondere alla mail che le avevo mandato , nella quale chiedevo chiarimenti : Se almeno parte dei politici prestasse un minimo di attenzione alla voce dei liberi cittadini , vivremmo un mondo migliore .

 

Da quando il Parlamento Europeo ha approvato a larghissima maggioranza la direttiva sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici il mio indirizzo di posta elettronica, come quello degli altri colleghi che hanno votato a favore, è stato inondato di mail, la maggior parte delle quali dai toni che purtroppo sfociano nella volgarità e talvolta addirittura nelle minacce.
 Mi dispiace di non poter rispondere a ciascuno personalmente, ma cercherò di chiarire qui i tre principali punti della direttiva che sono stati contestati.
 I tre punti non trovano fondamento nella direttiva. Infatti:
1. E’ FALSO affermare che si possono utilizzare cani e gatti randagi per i test: V. art.11 della direttiva, “gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono utilizzati nelle procedure”. Possono essere previste alcune deroghe ad esempio, in caso di gravi minacce per l’ambiente o la salute umana o animale.
2. E’ FALSO affermare che si possono effettuare test senza anestesia. V. art. ” Gli Stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno, le procedure siano effettuate sotto anestesia totale o locale, e che siano impiegati analgesici o un altro metodo appropriato per ridurre al minimo dolore sofferenza e angoscia”. Sono previste alcune deroghe, come ad esempio, il rifiuto dell’ anestesia qualora si ritenga che sia più traumatica della procedura stessa.
3. E’ FALSO che si possa sempre riutilizzare lo stesso animale sottoponendolo a enormi sofferenze. A norma dell’ art. 16 è possibile solo in ristrettissimi casi. Il riutilizzo dello stesso animale é necessario ad esempio quando si vuole testare la quantità di farmaco efficace nel sangue.  In caso contrario si dovrebbero utilizzare tanti animali quante le somministrazioni.
Mi dispiace constatare che le principali accuse derivano da una cattiva interpretazione della direttiva che, lo ripeto, è migliorativa rispetto alla legislazione precedente del 1986.
Questa nuova direttiva, infatti, introduce regole più rigorose e stabilisce che i test sugli animali siano sostituiti da altri metodi, non appena questi siano disponibili. Il che significa che questa sperimentazione viene  ridotta allo stretto necessario ed è destinata a diminuire sempre più.
Ma non possiamo non pensare a tutti quei malati che aspettano dalla scienza e dalla ricerca una soluzione alla loro malattia.
Basta parlare con i ricercatori per capire che, purtroppo, oggi la ricerca sugli animali resta fondamentale. Simulazioni al computer e colture cellulari non bastano.
E vorrei anche ricordare che al 98 per cento gli animali utilizzati sono roditori. Solo in minima parte vengono utilizzate specie più grandi e solo quando è davvero indispensabile, come per lo studio delle malattie neurodegenerative.
Capisco che è difficile per un cittadino orientarsi nella babele creata da alcuni politici che, per avere un po’ di attenzione mediatica e pensando di acquistare facili consensi, gridano al lupo al lupo anche quando il lupo è un agnellino da latte!
Vorrei infine citare il mio collega liberale svedese Marit Paulsen: “ Dobbiamo evitare la ‘Disneyficazione’ degli animali. Nella mia fattoria avevo un maiale che adorava entrare in casa, stare seduto sul divano e guardare la televisione con noi…..Ma non gliene importava niente di chi vinceva una partita di calcio! Ovviamente siamo ‘cugini’, e tutti gli animali hanno diritto a una vita dignitosa, ma c’è una differenza enorme fra….dignità umana e dignità suina!”.
 
Distinti saluti,
 
Elisabetta Gardini

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