DOVE E COME, FURONO UCCISI MUSSOLINI E LA PETACCI ?

http://www.youtube.com/watch?v=ve3nvalV3h0&feature=related 
Corriere della Sera

RIVELAZIONI. ” Claretta Petacci fu violentata da un partigiano ” , accusa l’ ex senatore missino. E riscrive la fine di Mussolini

Pisano’ : il Duce ucciso da Longo

La nuova versione in un libro presentato  a Roma. Appello a Veltroni: aprite gli archivi dell’ ex Pci per scoprire la verita’

 

————————- PUBBLICATO —————————— RIVELAZIONI “Claretta Petacci fu violentata da un partigiano”, accusa l’ ex senatore missino. E riscrive la fine di Mussolini TITOLO: Pisano’ : il Duce ucciso da Longo – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – Dagli “Ultimi cinque secondi di Mussolini”, il libro appena uscito dal Saggiatore in cui Giorgio Pisano’ dopo un’ inchiesta durata quarant’ anni smonta la verita’ ufficiale sulla morte del Duce, mancano due pagine. L’ autore, che ha presentato ieri il volume a Roma, ha detto di averle volutamente omesse, perche’ sono “le pagine della vergogna”. Due cartelle in cui si racconta come Claretta Petacci sarebbe stata “violentata piu’ volte dal “capitano Roma”. Uno dei tanti partigiani, almeno una trentina, che secondo il giornalista ed ex parlamentare missino furono protagonisti di quelle convulse e ancora misteriose vicende che si svolsero tra la notte del 27 e il pomeriggio del 28 aprile ‘ 45 tra Bonzanigo e Giulino di Mezzegra, sul lago di Como. Utilizzando il materiale raccolto dal febbraio 1956, quando Edilio Rusconi, direttore di Oggi, lo mando’ a intervistare un partigiano che aveva il pittoresco nome di battaglia “Sandrino Menefrego”, Pisano’ e’ giunto a una conclusione che ha molti punti di contatto con l’ ipotesi gia’ avanzata da Franco Bandini: innanzitutto a uccidere Mussolini non fu Walter Audisio, il mitico colonnello “Valerio”, davanti a Villa Belmonte. Ma lo stesso Luigi Longo, comandante delle Brigate Garibaldi e futuro segretario del Pci. L’ esecuzione avvenne al mattino a Bonzanigo di Mezzegra, in casa dei De Maria. “Portarono Mussolini davanti alla stalla e lo legarono al catenaccio della porta”. Claretta Petacci sarebbe stata uccisa poche ore dopo, sempre al mattino. Dopo aver lavato il corpo del Duce, i due cadaveri sarebbero stati trasportati nel pomeriggio davanti a Villa Belmonte, per la finta esecuzione “in nome del popolo italiano”. Le tante interviste di Audisio e il memoriale segreto di recente emerso dagli archivi dell’ ex Pci di uno dei due partigiani che erano con lui, Aldo Lampredi, altro non sarebbero che falsi, tentativi ben riusciti di nascondere la verita’ e proteggere quindi uno dei massimi dirigenti comunisti e della Resistenza. A dare a Pisano’ tanta certezza sono le parole di Savina Santi Cantoni, vedova del partigiano “Sandrino”, autore di un memoriale scomparso, ma soprattutto il racconto di una testimone oculare, Dorina Mazzola, che oggi ha settant’ anni e all’ epoca dei fatti ne aveva diciannove. La signora Dorina, che abitava vicino alla casa dei De Maria, si e’ decisa a parlare nel febbraio di quest’ anno, quando ha letto sull’ Unita’ il memoriale stilato da Aldo Lampredi nel ‘ 72. Perche’ soltanto oggi ha rotto il silenzio? La risposta e’ in un’ intervista contenuta nel libro: “Stai zitta, altrimenti ti ammazzano” le disse un amico partigiano cui aveva confidato il suo segreto. “No, non l’ ho visto uccidere . ha raccontato la signora Mazzola a Pisano’ .. Quando l’ ho visto era gia’ morto. Ma so quando e dove gli hanno sparato. Almeno due ore prima di uccidere Claretta. Quella mattina io ho assistito a un terribile dramma senza conoscerne i protagonisti. Non sapevo che Mussolini e la Petacci fossero in quella casa. E fino al tramonto non sono stata in grado di capire che la donna uccisa sotto i miei occhi era la Petacci e che l’ uomo trascinato fuori morto da casa De Maria, giu’ per via del Riale, era Mussolini. Fotografie di lei non ne erano mai apparse e io, comunque, non ne avevo mai viste. E a quell’ uomo morto avevano messo in testa un passamontagna”. Prima attraverso una finestra, poi nascosta dietro un muretto del suo cortile, Dorina segui’ la tragedia: il trambusto nella notte in casa De Maria, poi gli spari, quindi “i tre uomini che uscivano a braccetto” e “quell’ uomo al centro che non camminava con le sue gambe. Erano gli altri due a portarlo di peso sorreggendolo sotto le ascelle. E la testa gli pendeva da sinistra. Quell’ uomo era morto”. Quindi entra in scena Claretta: “Nella mano destra stringeva un foulard. Sotto il braccio sinistro una borsetta. Qualcuno le aveva gettato una pelliccia sulle spalle. La donna, che continuava a disperarsi e gridare, fece qualche passo in direzione di via del Riale verso via Albana. Mi sembro’ anzi che volesse correre avanti. In quel momento la donna non era piu’ distante da me di sei o sette metri. Fu allora che qualcuno fece partire una raffica di mitra…”. Era mattina inoltrata, forse le undici, Claretta era morta. Chi ci assicura che le cose andarono davvero cosi’ ? Al di la’ della ricostruzione di Pisano’ e di questa inedita testimonianza, la regina delle prove potrebbe essere costituita da una foto, perche’ Dorina Mazzola ricorda anche un uomo che aveva a tracolla “una lussuosa macchina fotografica”. E’ anche per questo che ieri, durante la presentazione del volume, lo storico Giordano Bruno Guerri ha lanciato al ministro Walter Veltroni un appello affinche’ faccia aprire sulla vicenda gli archivi dell’ ex Pci, che da meno di un anno sono stati consegnati all’ Istituto Gramsci. Giuseppe Vacca, direttore del Gramsci, non ha paura di dire che in quelle carte potrebbe esserci di tutto, “perche’ sono state sommariamente riordinate soltanto per due terzi, mentre nessuno ha mai messo mano al resto dei documenti”. Per fine anno, assicura il professor Vacca, “parte degli archivi, che occupano trecento metri quadrati, saranno aperti alla consultazione degli studiosi. Ma per sistemare tutto il materiale con i fondi e il personale che abbiamo a disposizione chi sa quanto tempo passera’ . Sa qual e’ il finaziamento statale per l’ Istituto Gramsci? Trecento milioni all’ anno. E all’ archivio del Pci lavora a tempo pieno soltanto una persona”. Presto si scatenera’ la discussione tra gli esperti sulla validita’ della tesi sostenuta da Pisano’ . Anche se non ha ancora visto il libro, lo storico Silvio Bertoldi dice che si tratta di una “tesi plausibile”. Cosi’ come era quella di Franco Bandini, che aveva ricostruito, orologio alla mano, il probabile percorso compiuto da Longo da Milano al lago di Como: “Nemmeno Leo Valiani ha potuto dire che si trattasse di un’ ipotesi campata in aria”. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: “La donna si aggrappo’ alle gambe del morto…” La nuova versione in un libro presentato ieri a Roma. Appello a Veltroni: aprite gli archivi dell’ ex Pci per scoprire la verita’ – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – - – Da “Gli ultimi cinque secondi di Mussolini” di Giorgio Pisano’ , ecco un passo della testimonianza di Dorina Mazzola: “Allora cominciai a capire il perche’ della disperazione della donna. Forse e’ suo padre, pensai, forse il marito o un parente stretto. Come potevo immaginare che il morto era Mussolini e la donna Claretta Petacci? Mentre guardavo sempre piu’ impaurita, la donna, senz’ altro giovane, vestita di scuro, si aggrappo’ di nuovo urlando alle gambe del morto, stringendo cosi’ tanto da sfilargli gli stivali”.

Messina Dino

Pagina 31
(18 giugno 1996) – Corriere della Sera

 

3 commenti

  1. E’ vero vi e’una foto di Mussolini appena fucilato che dimostra che era gia morto gli stivali sono aperti segno che si cercato di infilarli ma con il rigor mortis non si e’ riuscti quindi il duce e’ stato portato morto sul posto della fucilazione

  2. mi piacerebbe sapere la verita su questi carnefici comunisti

  3. storia molto interessante e spiacevole voglio sapere di piu


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